L’OFFICIEL maggio 2013

L’OFFICIEL maggio 2013

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La nuova Franca Valeri. Dicono di lei che sia questo, la sua erede e la sua nemesi. Ippolita Baldini ha dato a quest’icona italiana una sua nuova forma, una nuova luce – senza mai esserne una ripetizione, ma sempre una declinazione in evoluzione. Ippolita Baldini è spumeggiante senza dubbi, con una punta di spleen. Non ho ancora preso la responsabilità di una primadonna, lo dice con la voce arroccata di chi ha preso l’ultimo aperitivo in una Roma accaldata. Ironica in mezzo alla sua criniera rossa, prosegue. Ho bisogno dell’approvazione degli altri. Forse questo viene da un processo reattivo, quando magari da bambino hai vissuto disattenzioni che oggi potenziano la tua sensibilità. E’ un’impellenza che non riesci più a toglierti: avere il pubblico dalla mia parte, è vitale.
Attrice per necessità, quindi, Ippolita Baldini s’ispira a una grazia roca come la sua, quella della Monica Vitti di Antonioni. Di Antonioni adora tra tutti Zabriskie Point. “Nei personaggi che interpreto mi piace trovare il nodo e sbrogliarlo”.
“Ti presento un amico” con Vanzina, poi il successo di “Benvenuti al Nord” dove era la Dodi, infine a teatro l’antagonista di Holly Golightly di Colazione da Tiffany, una sensuale Mag Wildwood Milanese, nata nell’82, ha dato la sua voce al Sebastian della Sirenetta di Disney.
Mi trasformo in un saltimbanco quando sento che una particolare atmosfera va stemperata. Mi sono inventata questa cosa di fare il teatro nelle case. Modificare le atmosfere: lo faccio da quando sono nata. Adesso arrivo nelle case e faccio il mio personale teatro, con diversi monologhi – pièce da salotto, un’usanza da anni Trenta. Da bambina adoravo far ridere mio padre. La nostra era una famiglia con lievi scossoni. Siamo dei borghesi – ma per parte di madre sono la nipote del marchese Falsati e anche in questo c’è della teatralità, la nobiltà piemontese che ha perso tutto e che ha prodotto una…che dire?…sì, io sono un giullare. Questo è confortante: quando il teatro arriva dalle e nelle vene. Credo che questa bambina che ero io, che si sdilinquiva per creare la dolcezza della risata, oggi abbia creato un effetto. Forse per questo che dovunque io vada, sento poi il desiderio di tornare alla mia famiglia – perché tra tanti salotti, solo lì mi sento a casa.

di Francesco Brunacci

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